Turismo

Eremo di Santo Spirito a Majella

Lontano dalla modernità e dal caos, c’è uno dei luoghi più suggestivi e di culto che la splendida terra abruzzese conserva gelosamente. E’ l’eremo di Santo Spirito a Majella che si erge a 1130 metri di altitudine. Incastonato tra le rocce, a detta di molti, è di una bellezza disarmante.

Non si conosce precisamente la data di origine, ma sembra che fu Papa Vittore III a lasciare traccia nel 1053 dell’esistenza di questo luogo. Quando scoprì questo posto, infatti, fece costruire subito una chiesa. Nel 1246, fonti certe riportano la presenza di Papa Celestino V (Pietro da Morrone) che fece ristrutturare l’eremo e costruire l’oratorio con una prima cella. Fu proprio lui a dare il nome “Santo Spirito” all’oratorio della Majella. Nel tempo, con l’arrivo di nuovi confratelli, fece ampliare i lavori, realizzando nuove celle e aggiungendo anche un secondo oratorio. Nel 1278 il Vescovo Nicola di Fossa concesse all’eremo il titolo di monastero.

Molti personaggi hanno fatto tappa qui: Roberto di Salle, priore dal 1310 al 1317, il tribuno e riformatore Cola di Rienzo, che nel 1347 vi trascorse alcuni mesi. Anche Francesco Petrarca, che nell’opera “De vita solitaria”, ha descritto il “Santo Spirito” come un luogo solitario e adatto all’ascesi spirituale.

Un lento declino, dovute a difficoltà economiche e climatiche, portò l’eremo a grandi disagi. Soltanto grazie al monaco Pietro Santucci da Manfredonia, nel 1586, l’eremo riprese “vita” e ottenne il titolo di Badia. Venne costruita la Scala Santa. Nel 1951 le ossa di santo Stefano detto Lupo, vennero portate dal monastero di Manoppello al Santo Spirito.

Anche il Principe Coracciolo di San Buono ha fatto la sua parte: fece costruire un edificio di tre piani, chiamato “palazzo del Principe“, trasformato negli anni successivi in foresteria.

La prima misura legislativa emanata da Giuseppe Bonaparte che mirò all’abolizione degli Ordini Monastici delle Regole di S. Bernardo e di S. Benedetto, fu il decreto del 13 febbraio 1807. Il monastero fu definitivamente abbandonato e i beni al suo interno furono portati a Roccamorice (PE).

La visita all’Eremo inizia dalla piccola chiesa. Varcata la bellissima porta in legno scolpita a mano si accede alla navata unica mentre in alto è visibile la scritta “Porta Coeli”. Lateralmente invece si accede alla parte posteriore e si sale fino alla scala Santa che conduce a due balconate rocciose che, molto probabilmente, erano il luogo scelto dai monaci per restare in meditazione e preghiera. Si arriva poi all’oratorio della Maddalena, dove si ha una vista mozzafiato della valle.

Isolato dal mondo, luogo di pace e di riflessione, ha tutta la bellezza e il fascino della natura che con i suoi colori, ambientazioni e panorami, fusi a misticismo, sacro e religioso, rendono questo posto uno dei più caratteristici e suggestivi della Majella.

Come arrivare all’eremo di Santo Spirito a Majella da Roma, da Teramo, da Pescara

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