Storia

Gran Sasso, così nacque il traforo a doppia canna più lungo d’Europa

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La galleria a due canne tra Assergi e Colledara, con i suoi 10.175 metri, permette il veloce collegamento tra Lazio e Abruzzo. Ogni canna è formata da due corsie a unico senso di marcia. Fu inaugurata nel 1984. Per scavare il primo tunnel negli anni ’60 ci sono voluti centinaia di uomini, macchinari e tonnellate di esplosivo e il costo dell’opera è stato di 1700 miliardi di lire (877 milioni di euro circa). Nella realizzazione della galleria del Gran Sasso non sono però mancati gravi incidenti: durante lo scavo 11 operai hanno perso la vita.
Se con 24.5 km la Norvegia detiene il primato del tunnel più lungo al mondo, l’opera abruzzese che attraversa il Gran Sasso si guadagna il dodicesimo posto al mondo ed è la galleria autostradale a doppia canna più lunga d’Europa.

Gran Sasso scavi

Lavori di scavo

Uomini a lavoro

Lavori in corso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Operazioni di scavo

L’opera fu realizzata grazie a un accordo tra la Cassa del Mezzogiorno e la S.A.R.A. (Società Autostrade Romane e Abruzzesi), vecchia concessionaria delle autostrade A24 A25. A progettare l’opera fu Alpina S.p.A. e l’impresa costruttrice fu la CO.GE.FAR. La realizzazione venne approvata nel 1963 e i lavori cominciarono il 14 novembre 1968. Dopo 16 anni fu aperta soltanto la prima galleria direzione Teramo nel 1984, mentre per la seconda, direzione Roma, pur essendo pronta è stato necessario attendere la fine dei lavori dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Nel 1975 il cantiere fu sospeso per la crisi economica e riprese solo nel 1982. Con una cerimonia ufficiale presieduta dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, il 1º dicembre 1984, venne inaugurato il fornice (o tunnel) destro Roma-Teramo a doppio senso di marcia tra gli svincoli di Assergi e Colledara.

La seconda galleria e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso vennero aperti dopo nove anni nel 1993, tra dispendio di risorse ed energie ingegneristiche, interruzioni dei lavori e incidenti. Passarono quindi 25 anni prima che entrambi i tunnel del traforo venissero aperti.

Tunnel pilotaLa tecnica di scavo – la conformazione della roccia e i repentini cambiamenti climatici di cui è soggetta la zona, hanno richiesto l’utilizzo di una strumentazione di diversa natura che garantisse il massimo della precisione e metodi di lavoro rigorosi. Lo scavo fu eseguito a piena sezione usando il sistema tradizionale con l’impiego di esplosivo e perforatrici jumbo a 7 bracci, salvo nelle zone di attraversamento delle faglie, in cui l’avanzamento fu preceduto da un cunicolo di piccole dimensioni e con tecniche di scavo a mezza sezione. Lungo il lato Casale San Nicola, nei terreni marnosi furono provate delle frese ( quelle disponibili all’epoca ), ma risultarono poco utili e vennero subito abbandonate. Dopo l’incidente di Assergi gli scavi furono preceduti da drenaggi sub verticali per individuare la presenza di faglie acquifere. Infatti per conoscere tempestivamente le caratteristiche geoidrologiche delle rocce, si sono utilizzati anche numerosi fori di prospezione, fatti spesso in senso leggermente obbliquo in modo da non intralciare i lavori. L’utilizzo poi di particolari sonde ha permesso di conoscere l’aspetto e la situazione delle masse d’acqua fino a 300 metri prima dello scavo e utilizzando all’occorrenza fori drenanti. Il tunnel è stato immediatamente rivestito con calcestruzzo spruzzato e centine (strutture provvisorie che vengono usate in architettura e in edilizia come “base d’appoggio” per il posizionamento di blocchi di pietra quadrati, di un arco o di una volta), e successivamente stabilizzato con un rivestimento di calcestruzzo gettato, completo di arco rovescio dove ritenuto necessario. Nella galleria direzione Teramo per trasportare i materiali di risulta degli scavi fu usata una rete ferroviaria a scartamento ridotto. Fu realizzata anche una galleria di piccole dimensioni sottostante i due fornici, fino al raggiungimento del passaggio dello scavo dalle marne ai calcari, per convogliare l’acqua proveniente dal massiccio calcareo che aveva una pressione in quella zona di 60 atmosfere. Questa piccola galleria oggi convoglia le acque destinate agli acquedotti del Teramano. Nel tunnel direzione Roma il trasporto avvenne su gomma.

Gli incidenti –  Complessivamente nella realizzazione dell’opera, persero la vita 11 operai. Alcuni lavoratori rimasero vittime a seguito di incidenti ferroviari e stradali ed altri ancora a causa di distacco di massi e da esplosioni causate dal Grisù. Il massiccio abruzzese è costituito prevalentemente da calcare permeato da falde acquifere di notevole entità, salvo la parte verso Teramo che è costituito da rocce marnose impermeabili. Sul lato Assergi (direzione Roma) la falda acquifera presente all’interno delle rocce, secondo il geologo che aveva fatto lo studio, avrebbe dovuto trovarsi sotto il livello dello scavo. Ma la previsione non si rilevò corretta (dato che era stata notata la presenza di acqua e sabbia che scaturiva dal fronte di scavo) ed il 14 settembre del 1970, in corrispondenza della faglia di Valle Fredda la pressione dell’acqua sfondò il fronte del cunicolo di esplorazione realizzato sul fronte della galleria. Nei giorni successivi, fino al 20 settembre del 1970 le fuoriuscite di acqua si ripeterono a intervalli regolari con punte stimate fino a 20 mc/sec. I provvedimenti attuati con urgenza permisero di non avere danni né alle persone né alle cose. L’attraversamento della faglia, della lunghezza di circa 20 m, costituita da limo sabbioso saturo di acqua con pressione di circa 20 atmosfere, comportò un fermo dell’avanzamento delle gallerie di quasi due anni. Infatti fu necessario consolidare la sabbia intorno alle zone di scavo con l’uso di iniezioni chimiche. Le acque drenate furono convogliate in una apposita condotta lato Assergi (direzione Roma) e nella terza piccola galleria, lato Teramo. Per lo scavo del traforo fu necessario garantire il drenaggio di tali acque sotterranee, che avrebbero creato pressioni insostenibili dal rivestimento in calcestruzzo delle gallerie, acque che ora sono utilizzate per usi civili essendo state convogliate negli acquedotti Aquilano e Teramano.

Laboratori nazionali del Gran Sasso – Gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Fisica pensarono di affiancare al traforo il Laboratorio di ricerca di Fisica Nucleare. L’intuizione venne al professore Antonino Zichichi. I Laboratori nazionali del Gran Sasso (LNGS) appartenenti all’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN), si dedicano allo studio della fisica delle particelle. Sono i più grandi laboratori sotterranei del mondo.

Progetto Gran Sassotraforo-del-gran-sasso_10

Le due gallerie sono comunicanti tramite cunicoli o bypass, distanziati con passo variabile di 300 fino a 600 metri, chiusi con portoni antifiamma, che rappresentano una via di fuga in caso di incendio o incidente. E’ presente un sistema di ventilazione longitudinale che spinge l’aria, e quindi i fumi, in direzione concorde a quella del traffico per evitare il cosiddetto fenomeno del riflusso dell’aria verso i veicoli a monte. Inizialmente il sistema di ventilazione longitudinale non fu ritenuto valido, ma oggi è tra i più installati in tutte le gallerie autostradali a doppia canna.

Gli sforzi, gli uomini, le risorse e mezzi impiegati nel passato per la realizzazione del traforo del Gran Sasso ancor oggi portano il loro risultato, facendo di questa galleria una delle principali vie di collegamento per automobilisti e trasportatori che giornalmente percorrono Lazio e Abruzzo.

Fresa storica

Galleria in costruzione

Traforo in lavorazione

Rete ferrioviara per gli scavi

Rete ferroviaria per gli scavi

Tecnica di lavoro

Uomini a lavoro

Esecuzione dell’arco rovescio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto per gentile concessione della Alpina S.p.A.

LA GALLERIA DEL GRAN SASSO OGGI

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