Attualità

Nel cuore del Gran Sasso l’esperimento per studiare il moto di rotazione terrestre e gli effetti che ha sui terremoti

I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) hanno stabilito che il nostro pianeta ruota attorno al proprio asse sfiorando i 1600 chilometri orari. Il dispositivo che ha consentito l’accurata misurazione si trova a 1400 metri di profondità, nel cuore del Gran Sasso.
Lo hanno chiamato Gingerino ed è uno speciale giroscopio laser in grado di capire meglio gli effetti della rotazione terrestre sullo spazio-tempo e sul nostro pianeta, come ad esempio sui terremoti.

Secondo la teoria di Einstein tutti gli oggetti che ruotano (come la terra), producono delle distorsioni nello spazio-tempo, come se trascinassero insieme a loro tutto ciò che li circonda. Si tratta del cosiddetto effetto di Lense-Thirring, un fenomeno quasi impossibile da rilevare, ma molto importante perché potrebbe aggiungere dettagli rilevanti alla teoria della Relatività.

Gingerino sfrutta due fasci laser che corrono, in senso opposto, lungo i lati di un quadrato di 3,6 metri, guidati da un gruppo di specchi perfettamente levigati. L’apparecchio è fissato alla roccia della montagna, al riparo da qualunque forza esterna poichè pioggia, vento o rumore potrebbero comprometterne la precisione assoluta.

La distorsione dello spazio-tempo dovuta al moto di rotazione terrestre fa sì che il fascio laser che corre in senso antiorario, percorra una distanza di poco superiore rispetto a quello che corre in senso orario, e quindi i due raggi, anche se sono partiti insieme, impiegheranno un tempo diverso a completare il giro.

Gli scienziati hanno potuto quindi trarre dati interessanti sulla velocità della rotazione terrestre e sui suoi effetti sullo spazio-tempo, i quali non interessano solo la fisica ma anche la geologia. Grazie all’esperimento, infatti, è stato possibile acquisire informazioni che riguardano un aspetto ancora poco chiaro dei terremoti: la rotazione che imprimono al suolo.

I sismografi consentono di registrare l’ampiezza e la frequenza delle onde sismiche, ma non la deformazione della crosta terrestre al passaggio delle stesse. Per questo motivo Gingerino permetterà di capire in che modo avviene il passaggio dell’onda sismica all’interno della crosta e come questa viene deformata, dati fondamentali per la progettazione di edifici e infrastrutture antisismiche.

Come spiega Gilberto Saccorotti, direttore della sezione di Pisa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: “Le onde sismiche fanno muovere il suolo principalmente lungo traiettorie lineari. Ma provocano anche rotazioni. Questo fenomeno era impossibile da misurare prima di strumenti come Gingerino, che ha acquisito dati anche durante la sequenza sismica dell’Italia centrale. Ora potremo calcolare meglio le caratteristiche che gli edifici devono avere per resistere alle scosse e misurare le piccolissime deformazioni lente del suolo: possibili precursori di un terremoto“.

I dati ottenuti dai ricercatori, sebbene già molto interessanti per la ricerca, dovranno esser resi ancor più precisi, per farlo si dovrà passare alla seconda fase dell’esperimento che vedrà impiegati non uno ma due o più giroscopi installati sempre nel Gran Sasso.

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