Ambiente

Percorsi e sentieri del Gran Sasso

Montagne maestose, prati incontaminati e panorami mozzafiato rendono il Gran Sasso, il massiccio montuoso più alto degli Appennini, un luogo di rara e incontaminata bellezza, dove la natura si mostra in tutto il suo splendore.

Il Gran Sasso è un luogo caratterizzato da numerosi primati: Campo Imperatore è il più esteso e suggestivo altopiano appenninico, nel cuore della montagna c’è il ghiacciaio più meridionale d’Europa. In questo versante dell’Appennino sono sopravvissuti i boschi più antichi d’Italia ed è l’habitat ideale di animali come il camoscio d’Abruzzo, il lupo appenninico, l’aquila reale e il cervo. Domina la catena montuosa la vetta del Corno Grande a 2.912 metri, la cima degli Appennini, da cui nei giorni più sereni si può ammirare il panorama d’Abruzzo fino a scorgere il mare Adriatico. Fu proprio la scalata del Corno Grande, nel 1573 da parte del bolognese Francesco De Marchi a dar vita all’alpinismo europeo.

Vivere la natura del Gran Sasso è un’avventura unica, da affrontare nel rispetto della natura e tenendo in considerazione il proprio grado di abilità e resistenza. Oltre ai percorsi d’alta quota, che conducono verso il Corno Grande, è possibile fare l’esperienza di escursioni di vario livello e difficoltà: sentieri alla portata di tutti, dagli alpinisti più esigenti agli escursionisti meno esperti.

Le escursioni proposte da Strada dei Parchi

campotosto lago tagliataSTRADA MAESTRA

E’ una delle strade più antiche dell’Appennino e attraversa la vallata che separa il Gran Sasso dalla Laga.
L’estensione e la varietà di questo distretto permette, a chi la percorre, di ammirare ambienti, atmosfere e livelli di impegno molto diversi. Chi ama la natura non deve trascurare il Lago di Campotosto, a 1313 metri di quota, magnifico belvedere sulla Laga, frequentato dagli appassionati del windsurf e della canoa. Per buona parte dell’anno vi si osservano la gallinella d’acqua, la folaga, la moretta tabaccata e il falco pescatore. Il bacino è affiancato dall’omonimo paese, il comune più alto del parco, ricostruito dopo il terremoto del 1703.
Alle brevi passeggiate panoramiche, come quelle da Campotosto al Monte Cardito o dai Prati di Tivo alla Cima Alta, si affiancano, una volta sciolte le nevi invernali, classiche camminate nel verde come il percorso per salire dall’Arapietra verso il Vallone delle Cornacchie, il rifugio Franchetti e il Calderone.

Panorama firmato gran sassoALTE VETTE

Il cuore del Gran Sasso è fatto di cime e pareti; le alte vette del Corno Grande racchiudono al loro interno il piccolo ghiacciaio del Calderone, unico dell’Appennino e più meridionale d’Europa, ed offrono un atmosfera da un paesaggio dolomitico nel panorama verde abruzzese a dimostrazione dell’estrema biodiversità del territorio. La montagna è fatta di pareti calcaree ricche di fessure, camini e canali: il paradiso degli alpinisti e degli escursionisti più o meno esperti. Le salite al Corno Grande, alla Cima Giovanni Paolo II e al frequentatissimo Pizzo Cefalone includono tratti ripidi ed esposti, e richiedono esperienza di montagna e piede sicuro.
Ma la natura delle vette non è fatta solo di rocce. Sulle pietraie, in condizioni climatiche estreme, fioriscono la stella alpina dell’Appennino, l’androsace di Matilde, l’adonide ricurva, la sassifraga del Gran Sasso, il genepì dell’Appennino e la potentilla delle Dolomiti.
Ad accompagnare gli escursionisti che scalano la vetta è la vista dell’aquila reale, il sordone, la coturnice e l’arvicola delle nevi. Signore di queste cime è però il camoscio appenninico, cacciato fino all’estinzione nell’Ottocento e reintrodotto dal 1992. Oggi i camosci del Gran Sasso sono più di duecento e si lasciano avvistare sempre più facilmente.
Ai piedi del versante aquilano del massiccio il borgo di Assergi, circondato da mura medievali, conserva la chiesa romanica di Santa Maria Assunta e di San Franco, decorata da affreschi, e il convento di San Francesco che ospita la sede del Parco.

abbaziaGRANDI ABBAZIE

Sintesi perfetta tra la natura e la fede dell’uomo è il distretto delle grandi abbazie, che si estende nel versante sud-orientale del Gran Sasso, ed ospita i più importanti monasteri e conventi d’Abruzzo.
San Clemente a Casauria, la più famosa tra tutte le abbazie, è un importante monumento fondato nell’871 e racchiude in sé architettura romana e gotica emozionando il visitatore fin dall’esterno con il portico ben conservato nel tempo e con gli eleganti bassorilievi dei tre portali.
Occorre allontanarsi dal fondovalle per raggiungere la Badia di San Bartolomeo della Nora, che sorge su un dosso roccioso e contro uno spettacolare anfiteatro di montagne. La badia di S. Bartolomeo, fondata nell’871 e successivamente riedificata nei secoli XII e XIII è uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati dell’arte medievale abruzzese cistercense. Conserva un imponente portale ad archi, un interno semplice e suggestivo e un bellissimo soffitto a mattonelle.
Racchiusa nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti delle Laga La chiesa di Santa Maria della Tibia nel centro abitato di Crognaleto, sorge su una rupe a 1187 metri. Secondo la tradizione, il piccolo santuario eretto nel 1617, sarebbe l’ex-voto di un ricco commerciante di Amatrice, il quale, precipitando in un burrone proprio in quel punto e invocando la Vergine di salvargli la vita, restò stupito di essersi rotto solo la tibia. Particolare è il campanile a vela che sorregge due campane di diversa grandezza. La più grande delle due reca l’invocazione “Liberaci o Signore dal fulmine e dalla tempesta”. Proprio un fulmine, tuttavia, nel 2005 distrusse il campanile che venne sistemato pochi mesi dopo dall’Ente Parco.

Fiume TirinoIL TIRINO

Le acque del versante meridionale del Gran Sasso tornano alla luce nelle vicinanze di Campo Imperatore  e danno vita  al fiume Tirino, definito uno dei fiumi più belli e puliti d’Italia. Nasce dalle spettacolari risorgive di Capo d’Acqua e Presciano, e si dirige a sud est affiancato da vasti canneti e da alberi rari come il salice cinerino. L’acqua cristallina, la vegetazione rigogliosa e la ricca fauna rendono questo fiume l’elemento principe dell’intera vallata che porta il suo nome. Gli appassionati di canoa si danno spesso appuntamento sulle acque limpide del Tirino per escursioni lungo il corso del fiume. Gli amanti degli animali avranno la possibilità di osservare dal vivo la gallinella d’acqua, il porciglione e il martin pescatore, tutte specie nidificanti che si possono osservare tutto l’anno, e i tuffetti, le folaghe, le anatre e gli aironi che sostano accanto al Tirino solamente d’inverno.

Anche chi ama camminare può trovare itinerari interessanti in questa zona del parco. Da Forca di Penne inizia il ripido sentiero che attraverso il bosco sale alla vetta del Monte Picca, una delle cime meno note e più sorprendenti del Gran Sasso. Itinerari meno impegnativi sono possibili accanto al Tirino, tra i vigneti e le storiche pagliare di Ofena o a Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Anche a bassa quota il parco offre itinerari e sorprese.

L’arida conca di Ofena, chiamata per tradizione “il forno degli Abruzzi” ospita da anni dei vigneti pregiati. La statale che scende da Navelli a Popoli attraversa la pianura dove nel 1934 è stato ritrovata la statua del Guerriero di Capestrano, simbolo dell’Abruzzo antico e dell’intero mondo italico, oggi esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti.
Il caratteristico paese di Capestrano ha un interessante centro storico dove spiccano il turrito Castello che è appartenuto ai Piccolomini e ai Medici e il convento e la chiesa di San Giovanni da Capestrano, del Quattrocento.
Il monumento più importante di questo settore del parco è la chiesa di San Pietro ad Oratorium. Una chiesetta riservata, non collocata direttamente su viali di passaggio ma immersa in un bosco sulla riva sinistra del fiume in un luogo particolarmente silenzioso e suggestivo. L’edificio presenta  un bel portale romanico e degli importanti affreschi del XII secolo conserva diversi piccoli enigmi: un sator capovolto, una rappresentazione dell’Apocalisse priva di colori, un antico sogno di un Re e un altare pagano che ancora conserva le tracce di antichi sacrifici. Tutti particolari che a prima vista potrebbero non attirare l’attenzione, ma che nell’insieme costituiscono un insieme di enigmi che rendono questo luogo unico nel suo genere.

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