Chi percorre la A24 tra Roma Est e Carsoli può scorgerli qua e là sulle creste, nascosti tra uliveti, faggete o in mezzo alle case. Alcuni appaiono all’improvviso sulla cima di un borgo; altri dominano la valle da speroni rocciosi che sembrano irraggiungibili. Sono i castelli della media Valle dell’Aniene, una fitta rete di fortezze che per secoli controllò strade, pascoli, boschi, mulini e guadi in un territorio strategico tra Roma e l’Appennino.
La loro storia non è però soltanto quella di assedi, torri e feudatari. È anche il racconto di una lunga competizione tra il potere religioso dei monasteri benedettini, in particolare quelli legati a Subiaco e San Cosimato, e quello delle grandi famiglie romane che cercarono di affermare il proprio dominio lungo la valle. Da questo confronto nacquero castelli, abbazie, borghi fortificati e sistemi difensivi che ancora oggi definiscono il paesaggio attraversato dall’autostrada.
Tra il Rinascimento e l’età moderna, quando le guerre e le incursioni divennero meno frequenti, molte di queste fortezze persero progressivamente la loro funzione militare. Le famiglie Colonna, Theodoli, Brancaccio, Cesi, Borghese, Cenci-Bolognetti e Massimo le trasformarono in eleganti residenze di villeggiatura, luoghi di delizia immersi nella campagna romana.

Lunghezza, la porta fortificata di Roma
Il viaggio inizia alle porte della Capitale, a un paio di chilometri dalla Barriera di Roma Est dell’autostrada A24, dove sorge anche lo Svincolo autostradale di Lunghezza. Il Castello di Lunghezza sorge da sempre lungo uno dei principali accessi orientali a Roma, in posizione dominante sulla campagna attraversata dall’antica via Tiburtina.
Sorto sulle rovine dell’antica città di Collazia, le sue origini sono legate al controllo dei collegamenti verso Tivoli e l’Aniene. Nel corso dei secoli il maniero passò attraverso diverse famiglie nobiliari, seguendo le alterne vicende della Campagna Romana. Pur conservando l’impianto fortificato originario, il complesso assunse progressivamente l’aspetto di una residenza signorile, anticipando quella trasformazione che avrebbe interessato molti castelli della valle.
Il Castello di Lunghezza non fu soltanto una roccaforte a difesa dell’accesso orientale a Roma. La tradizione lo lega anche alla sottoscrizione del celebre Manifesto dei Colonna contro Bonifacio VIII, uno dei momenti più aspri dello scontro tra papato e baronaggio romano alla fine del XIII secolo, seguito all’abdicazione di papa Celestino V. Oggi è meta di gite scolastiche e sede di eventi e spettacoli dedicati ai più piccoli.
San Gregorio da Sassola, la fortezza dei Brancaccio
Tra tutti i castelli del versante laziale della A24, quello di San Gregorio da Sassola è forse il più spettacolare. Non lontano da Tivoli e posto a circa cinquecento metri di quota, domina contemporaneamente la Valle dell’Aniene e la Campagna Romana.
Le sue origini affondano nel periodo delle contese tra feudatari e monasteri, quando la vicinanza alle grandi proprietà benedettine contribuì a fare del castello un presidio strategico della famiglia Colonna. Con l’arrivo dei Brancaccio la fortezza venne progressivamente trasformata in una sontuosa dimora principesca.
Oggi il castello, recuperato attraverso importanti restauri, ospita attività culturali, visite guidate, eventi e manifestazioni. Per chi percorre la A24 rappresenta senza dubbio una delle deviazioni più spettacolari dell’intero itinerario.

Sambuci, Ciciliano e i Theodoli, principi della valle
Lasciata Tivoli alle spalle e uscendo dal casello di Vicovaro/Mandela, si impone uno dei nomi più importanti dell’aristocrazia romana: la famiglia Theodoli.
Nel borgo di Sambuci il loro castello domina ancora il centro abitato con i suoi ambienti storici e i giardini all’italiana. Il complesso rappresenta perfettamente il passaggio dall’architettura militare medievale alla residenza aristocratica. Qui il visitatore incontra sale affrescate e spazi di rappresentanza che raccontano una stagione in cui l’esibizione del prestigio sociale era ormai più importante della difesa armata.
Il castello è visitabile in occasione di eventi, aperture straordinarie e iniziative culturali organizzate nel corso dell’anno. Consigliamo di informarsi preventivamente presso il Comune di Sambuci.
Poco distante si erge un altro castello legato ai Theodoli. La poderosa fortezza di Ciciliano, forse nata tra IX e X secolo durante un’epoca segnata dalle incursioni saracene, conserva ancora il carattere severo di una struttura difensiva. Le quattro torri angolari e le masse compatte della pietra grigia dominano la stretta valle del Giovenzano.

Vicovaro e Mandela, tra monasteri e castelli
Nessun luogo racconta meglio il rapporto tra signorie e monachesimo della zona compresa tra Vicovaro e Mandela.
A pochi minuti dal casello si incontra il complesso di San Cosimato, dove l’eremo e il convento sorgono accanto alle grotte frequentate da San Benedetto. Secondo la tradizione, proprio qui il santo avrebbe scampato un tentativo di avvelenamento da parte di monaci contrari alla severità della sua regola.
Per secoli i monasteri benedettini furono tra i maggiori proprietari fondiari della valle. Le famiglie feudali dovettero quindi confrontarsi con un potere religioso spesso ricco e influente quanto quello dei signori laici.
A Mandela, circondato da un grande parco storico, il Castello Del Gallo testimonia invece l’evoluzione della residenza aristocratica sette-ottocentesca. Frequentato dai viaggiatori del Grand Tour e associato al soggiorno di personalità come Goethe e Corot, conserva ancora oggi il fascino delle dimore che accoglievano la nobiltà europea in viaggio verso Roma.
Il complesso, come pure il vicino Palazzo Cenci-Bolognetti di Vicovaro, è privato ma offre periodicamente ospitalità e iniziative aperte ai visitatori.
Avvicinandosi al confine con l’Abruzzo, l’autostrada corre ai piedi dei Monti Lucretili e permette di raggiungere una serie di castelli minori che completano il mosaico difensivo della valle, come Vivaro Romano che conserva le vestigia dell’antico Castello Borghese, raccolte sulla sommità del borgo, o Riofreddo, con la mole del Castello Colonna-Del Drago che incombe sul piccolo borgo conteso nel Medioevo dai Colonna e dagli Orsini.

Roviano, dove il castello diventa museo
Tra i manieri più interessanti dal punto di vista museale spicca il Castello Brancaccio di Roviano. È facilmente visibile dall’autostrada A24, poco prima di imboccare la galleria Roviano per chi viene da Roma. La fortezza domina ancora l’abitato, ma oggi svolge anche una preziosa funzione culturale.
Al suo interno trova infatti sede il Museo della Civiltà Contadina, che conserva attrezzi, documenti e testimonianze della vita rurale della Valle dell’Aniene.
La visita permette quindi di leggere due storie parallele: quella del potere feudale rappresentato dal castello e quella delle comunità agricole che per secoli hanno abitato e coltivato le terre sottostanti.

Arsoli e il Castello Massimo, il capolavoro della valle
Il culmine dell’itinerario è però rappresentato da Arsoli. Definita da Luigi Pirandello “la piccola Parigi” per il suo ordinato impianto urbano, la cittadina è dominata dall’imponente Castello Massimo.
Sorto su preesistenze medievali e profondamente trasformato tra Rinascimento e Barocco, il complesso rappresenta uno degli esempi più significativi di passaggio da fortezza feudale a residenza principesca dell’Italia centrale. Qui l’architettura militare lascia spazio a saloni, cortili, giardini terrazzati e prospettive scenografiche che si aprono sulla media valle dell’Aniene. Contemplandolo da lontano in autunno, quando emerge dalla nebbia mattutina, sembra quasi di trovarsi al cospetto di un castello di Ludwig II in Baviera.
Il castello è attualmente interessato da un importante programma di restauro e valorizzazione. Sebbene non sia ancora pienamente fruibile come in passato, il borgo di Arsoli e il contesto paesaggistico circostante meritano comunque la visita.

Una valle da fiaba
Osservati dall’autostrada, questi manieri sembrano emergere dalle montagne come dalle pagine di un libro di fiabe. Dietro ciascuna torre si cela una storia che racconta secoli di rivalità tra monasteri benedettini e famiglie nobiliari, tra autorità religiosa e potere feudale; ma anche la storia di una progressiva trasformazione culturale che convertì luoghi di guerra e controllo territoriale in residenze dedicate alla bellezza, all’arte e al paesaggio.
Ancora oggi, uscendo dai caselli di Tivoli, Castel Madama, Vicovaro-Mandela o Carsoli-Oricola, è possibile seguire questa lunga traiettoria storica attraverso castelli, giardini, musei e borghi che costituiscono uno dei patrimoni monumentali più ricchi e meno conosciuti dell’Appennino laziale.
